“I’m Lovin’ It”. Il successo del claim
Certe cose non hanno bisogno di spiegazioni.
Come un cartoccio di patatine, un panino caldo o un jingle che ti entra in testa e non se ne va più: “pa-ra-pa-pa-paaa…”
Tu hai già continuato da solo. E questo la dice lunga.
Nel 2003 McDonald’s lancia “I’m Lovin’ It”: slogan breve, diretto, universale.
Non ti parla di hamburger. Non ti dice “più gustoso” o “più veloce”.
Ti dice che lo ami. Punto.
Il potere di una frase che non parla del prodotto
Lo slogan non ti descrive, ti fa sentire.
E lo fa nel modo più semplice e immediato possibile: con un verbo che indica un’emozione e un soggetto che potresti essere tu o chiunque.
È una dichiarazione d’amore generica? Forse.
Ma nel marketing, la genericità può essere una super arma perché ti lascia lo spazio per riempirla con la tua esperienza.
Tu stai amando quel panino, quel momento, quella pausa dalla giornata.
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Curiosità: lo sapevi che il jingle lo ha scritto Pharrell e cantato Justin Timberlake?
McDonald’s ha trasformato uno slogan pubblicitario in un tormentone musicale globale.
Un claim che non si legge, si canticchia. E anche se non vai mai da McDonald’s, lo conosci comunque.
(Eh sì, lo stai cantando anche adesso.)
Cosa ci insegna “I’m Lovin’ It”?
- L’immediatezza funziona
- Non serve dire tutto, se dici bene l’essenziale
- Emozione + ritmo + semplicità = ricordo duraturo
- Un brand non deve sempre essere straordinario, può essere anche familiare
Il nostro consiglio? Non cercare per forza la frase “geniale” da premio a Cannes.
Cerca la frase che suona bene, che resta in testa, che crea abitudine.
In fondo, il tuo pubblico non vuole un trattato di semiotica.
Vuole qualcosa da lovvare.








